Il cordoglio, le testimonianze di condoglianze e di affetto nei
confronti di Don Gallo, un'istituzione della Chiesa e non solo,
sacerdote e uomo amato ma anche odiato in quanto troppo schierato
politicamente (un caso precedente ed analogo è forse da trovare in Don
Baget Bozzo - schierato dalla parte opposta in politica) sono doverosi
e naturali di fronte ad una persona che non è più tra di noi. Le tante
manifestazioni di affetto sia a livello locale che nazionale lo fanno
paragonare a Maria Teresa di Calcutta, come sostiene Massimiliano
Lussana. Tuttavia, quello che mi rende perplessa di fronte all'evento
è il fatto che a decantarne la persona e l'operato siano state
soprattutto le testate giornalistiche di sinistra, da La Repubblica al
Fatto Quotidiano, al Manifesto. Ciò fa pensare. Don Gallo è stato un
"prete di strada" che ha sempre difeso non solo i più deboli (magari!)
ma anche e soprattutto i delinquenti o i diseredati o una fascia
sociale di persone ineducate che non hanno il diritto né il dovere di
essere protette in particolare dalle istituzioni. Stiamo parlando dei
no global e dei centri sociali (e il nome è tutto un programma), il
pane quotidiano di Don Gallo. Questo è a mio avviso imperdonabile in
quanto lo ha fatto non con le proprie forze ma a coté dei poteri
forti, politicizzando quindi il suo operato decisamente schierato da
una parte politica complice ed irresponsabile. Si perché da parte di
un uomo della Chiesa difendere a spada tratta teppisti usati in
manifestazioni per urlare alla violenza contro lo sviluppo ed il
miglioramento della società ( si pensi ai no global e ai no tav)
mettendo tra l'altro a repentaglio la vita umana altrui e delle forze
dell'ordine, senza al contrario educarli al bene, alla generosità
d'animo, all'altruismo o al volontariato - come la Chiesa e la fede
insegnano - mi sembra inaccettabile. E' il mio punto di vista
condivisibile o meno. Ma una preghiera ci sta tutta.
Roberta Bartolini

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