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giovedì 23 maggio 2013

Stoccolma: Imparare dagli errori e problemi altrui

Stoccolma: terza notte di scontri e di rivolta che contagiano anche
altri sobborghi. Scene apocalittiche. Se le paragoniamo o avviciniamo
a quelle della "banlieue" parigina di alcuni anni orsono, alle
violenze perpetrate nelle varie sedi di G8 mondiali, alle violenze dei
no global italiani in varie città d'Italia, violenze dirette o
indirette, politicizzate o meno, credo abbiano un loro senso ed una
propria continuità. Penso in sostanza vi sia un nesso ed un filo che
collega le une alle altre. Le cause possono essere molteplici e/o
relative ai Paesi dove scoppiano ma il risultato pare sia lo stesso:
sono giovani i soggetti principali, le città diventano teatro di
incendi ad auto e altro, di lanci di pietre a polizia, vigili del
fuoco e forze dell'ordine.
Le violenze a Stoccolma sono iniziate domenica 19 maggio nel corso di
una protesta a Husby contro l'uccisione per mano della polizia di un
69enne armato di machete, avvenuta il 13 maggio scorso nello stesso
sobborgo (potrebbe essere questo un precedente dell'orrore svoltosi a
Londra nel quartiere di Woolwich il 22 maggio sera quando un soldato
in servizio è stato scempiato con macete da un arabo?).
Ciò che sorprende maggiormente negli anni 2000, moderni,
tecnologicamente avanzati, globalizzati è che tutto questo avvenga in
un Paese come la Svezia, il Paese noto in tutto il mondo per la
giustizia sociale e l'alto tasso di benessere e in una delle capitali
più ricche d'Europa.
Il fatto è che pare che negli ultimi anni la Svezia sia vittima di un
continuo degrado ed impoverimento dal punto di vista culturale e
morale e stia divenendo sempre più anche il Paese della tolleranza,
dell'integrazione selvaggia, della disoccupazione giovanile, della
povertà e  di un forte afflusso di immigrati, i maggiori protagonisti
di tale débacle sociale.
Il tabloid Aftonbladet scrive che gli scontri rappresentano un
"gigantesco fallimento" delle politiche del governo, che ha facilitato
la nascita di ghetti nelle periferie. Stessa considerazione farei per
nazioni come l'Italia che non mi pare essere capace di creare corrette
politiche d'integrazione dello straniero e prima ancora di favorire
benessere ed adeguati servizi ai cittadini italiani (al contrario
della Svezia). Non è un caso pertanto che il partito anti-immigrati, i
Democratici in Svezia, sia salito al terzo posto nei sondaggi in vista
delle elezioni del prossimo anno riflettendo il disagio causato dalla
presenza degli immigrati tra molti elettori.
Interpreterei tale violenza inaudita, non controllata ma purtroppo ben
presente in un grande disagio sociale che può divenire a sua volta un
esempio da non emulare per altri Paesi che, come la Svezia, sono
invasi da extra-comunitari e privi di politiche adeguate in tal senso
e che può diventare anche un modello contrario ad esempio per città
come Milano agli occhi di tutti sempre più violenta al fine di non
permettere che possa diventare un caso analogo. In questo modo si
eviterebbe che una sinistra italiana continuasse a sostenere -
sbagliando - che "il grado di civiltà di una città si misura dalle
battaglie sui diritti civili".

Roberta Bartolini

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