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lunedì 22 aprile 2013

Ciò che chiede il liberale Pdl è scontato ma non per tutti

«Ho pareggiato, quasi vinto le elezioni. E l'ho fatto su un programma
fiscale ambiziosissimo. O il governo che andiamo a formare corrisponde
ai sentimenti dei dieci milioni di italiani che ci hanno votato oppure
è meglio non perdere tempo e tornare alle urne». Parole di Silvio
Berlusconi, parole dettate da un forte senso di responsabilità verso
un Paese che ha bisogno di serietà, di fatti e di politici che entrino
nella testa e nelle esigenze dei cittadini. Ceto medio, imprese,
settore immobiliare, economia, ricchezza, produttività, e poi,
speranza, gioia di vita, spirito di sacrificio per un buon fine, tutto
sta morendo in Italia. Quello che richiede il Pdl è giustissimo e
legittimo: un governo che non sia lo specchio di quello Monti, che
faccia repentinamente le riforme necessarie, che abroghi l'IMU,
l'Irpef, che non alzi l'IVA, che non aggiunga altre tasse, che metta
mano alla riforma elettorale, che crei una nuova Equitalia, che
punisca chi davvero evade e inganna, che rispetti la privacy, che
faccia delle riforme serie nel sociale e che garantisca i giusti
servizi, che dia sicurezza agli italiani (ripristinando un forte senso
nazionalistico), che si adegui ai governi dell'Europa del nord più
civili, che trovi il coraggio addirittura di togliersi dalla UE nel
caso in cui non riuscisse più a far fronte ai troppi problemi attuali.
Mi auguro che Berlusconi faccia sentire la propria voce a tutti ma
soprattutto al Presidente della Repubblica che molto può ottenere.

Roberta Bartolini

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