La "spending review" del governo Monti si rivela un altro dei suoi flop, pensandoci sempre meglio. Non riesco a trovare nessun lato positivo della manovra dei tagli se non la consapevolezza che finalmente occorre mettere mano ai tagli e agli sprechi. Ma quello che i cittadini intendono per tagli e sprechi non va proprio a pari passo con quello che il signor Monti ha appena inteso attraverso la sua "spending review". I suoi tagli non riguardano tanto le spese personali, gli stipendi d'oro, i privilegi della casta, l'unica e prima categoria che doveva venire vessata, se non altro per dimostrare un pò di buona volontà. I tagli e gli sprechi invece sono indirizzati ancora una volta sui contribuenti, sul loro mondo, sulla loro vita quotidiana. Tagli alla sanità, alla scuola, alle province non significa eliminare gli sprechi, ma vuole dire paradossalmente creare ulteriori problemi in quanto non è tagliando ospedali, professori o parti di territorio che si riducono le spese. Caner, il capogruppo leghista in Regione Veneto, a mio avviso rende bene l'idea quando sostiene che non è iniziando dal tetto che si costruisce solidamente qualcosa di nuovo, ma è partendo dalle fondamenta che ci si riesce. Ancora una volta il governo attuale dimostra di essere eletto a tavolino, lontano dalle esigenze degli italiani, ignaro di tutto ciò che avviene sul territorio, avulso dai problemi quotidiani della gente.
Prendiamo la parte di programma della "spending review" che intende tagliare circa la metà delle province che attualmente fanno parte del tessuto italiano. Come principio non sarebbe una cattiva idea ma è il metodo che risulta quello meno idoneo. Soltanto la Lega Nord con il suo progetto di federalismo fiscale poteva e forse potrà, se lo vorrà veramente, concretizzare qualcosa di realistico in proposito perché la Lega conosce il territorio e le problematiche correlate tra province e regioni. Prendiamo come esempio il caso della città di Venezia che diverrà una città metropolitana (Monti dovrà poi spiegare cose intende davvero per "città metropolitane") al contrario delle province venete che verranno eliminate: tale città a logica non è sovrapponibile per storia, economia, composizione sociale del suo territorio alla sua provincia. Poi per quanto riguarda Mestre, questa cittadina ha da sempre rivendicato una propria autonomia rispetto al centro storico. E come Mestre vi sono molti casi analoghi in Italia. Come la mettiamo, cosa risponderemo a queste realtà che non vengono per nulla conosciute dal governo attuale?
Scusate ma quando si demonizza la Lega per voler costruire una Padania del nord mi soprenderei maggiormente per la scelta di Monti di eliminare province e di rivoluzionare tutto il territorio italiano sebbene, credo, più a livello burocratico che altro. A tal proposito mi piacerebbe che il governo ci spiegasse anche questo passaggio.
Roberta Bartolini

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