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mercoledì 4 luglio 2012

Quando "zingaropoli" significa razzismo

Rom a Milano, nella Milano di Pisapia: due pesi e due misure, "zingaropoli" = razzismo. La nuova intenzione della giunta arancione di Milano è di proporre situazioni abitative legali ai nomadi sgomberati dai campi abusivi, quindi, un'alternativa a norma di case ai rom che di nomade oramai non hanno più nulla. Fra poco, a causa della crisi economica che accoppa gli italiani, saranno questi ultimi  a sloggiare e ad andare a cercare fortuna altrove per essere rimpiazzati dagli stessi rom. Il comune di Milano pagherà l'affitto ai rom o contribuirà ad aiutarli nel mutuo casa. anziché stanziare i fondi in favore degli stessi milanesi e magari dei terremotati d'Emilia, questi sì, rimasti senza tetto dove dormire e mangiare. Quattrini che vengono spesi a vanvera per gli zingari senza essersi occupati a priori di costruire una corretta politica di integrazione degli stessi ponendo regole e strutture a norma, come avviene del resto in altri Paesi europei più avanzati da questo punto di vista. Si rende noto come in questi campi rom regni il degrado, la sporcizia, l'immondizia.
Alla domanda che si pongono tutti, per lo meno, si pone la società civile, quella per cui non si capisce il motivo essenziale di fondo che induce giunte di sinistra (come quella di Pisapia, o quella di Doria a Genova o altre) a porre un occhio di riguardo verso i rom. Gli assessori alla sicurezza di Milano rispondono che "non esiste alcuna corsia preferenziale né piano per assegnare case ai rom. La nostra volontà è di garantire canali ordinari di accesso alle graduatorie per le abitazioni pubbliche senza favoritismo".
Risposta laconica che induce invece a pensare come sotto vi sia qualcosa di più consistente che occorrerebbe svelare prima che sia troppo tardi.
 
Roberta Bartolini

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