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mercoledì 4 luglio 2012

Doppio bivio per Maroni: guidare la Padania e rapportarla al federalismo europeo

La Lega ha un nuovo segretario, Roberto Maroni, che tutti conoscono più pragmatico e concreto che carismatico, ma con una lunga esperienza politica culminata nel ruolo di Ministro degli Interni, un ruolo a lui molto congeniale che gli ha permesso di esprimere al meglio la propria personalità. Maroni è cresciuto al fianco di Bossi ma a differenza di quest'ultimo ha dimostrato di avere una mentalità più aperta e lungimirante riguardo obbiettivi e strategie. Lungimiranza che lo conduce a tutt'oggi a guidare un movimento che ama e che ha sempre avuto uno scopo ben preciso: quello dell'indipendenza della Padania.
Anche con Maroni questo progetto verrà portato avanti ma in un altro modo rispetto al passato e più innovativo. Vale a dire, lo condurrà attraverso l'attualizzazione e l'adesione al nuovo progetto della Macroregione alpina che è stato siglato con i maggiori esponenti dei Paesi coinvolti in tale lavoro che ha alla base la costruzione di un'Europa federale dei Popoli creando alleanze con nazioni che hanno in comune stessi progetti, stessi obbiettivi. Al contempo, è ovvio che per portare avanti tale progetto fattibilissimo perché già iniziato a livello europeo - che avrà un seguito a luglio con un ulteriore incontro a Innsbruck - proseguirà imperterrita e con coerenza in qualche modo anche allontanandosi dalla realtà italiana prettamente fondata su un centralismo romano. Lo stesso centralismo romano che non sappiamo quanto manterrà la promessa di portare a termine il federalismo fiscale, cavallo di battaglia della Lega, dandole quindi una maggiore autonomia di movimento per mantenere il suo impegno politico con il settentrione per cui combatte strenuamente da sempre e che difende, protegge e tutela nella sua crescita, nel suo sviluppo.
E' facile pensare che Maroni abbia individuato il modo con cui ottenere un cambiamento di rotta in questo senso: attraverso la mobilitazione dei sindaci-guerrieri e dei governatori, che sappiamo come Maroni sappia manovrare sapientemente nonostante abbia le mani piuttosto legate. Infatti, è chiaro che se fosse stato mantenuto in vigore il ddl creato durante il governo Berlusconi a salvaguardia dei sindaci con il fine di dare loro un maggiore potere di azione, lo stesso Maroni incontrerebbe sul suo cammino più facilità nell'affrontare il suo nuovo progetto. Un progetto che mostra la Lega Nord sempre più sola nelle sue battaglie ma comunque rafforzata al suo interno. Sola in quanto lo stesso Pdl di Alfano si è organizzato senza la presenza della Lega dal momento in cui appartiene fino a prova contraria al governo Monti e in quanto il nuovo partito che Berlusconi pare intenda voler fondare per il 2013 in occasione delle prossime elezioni politiche fondamentali per il nostro Paese ed il suo futuro sarà forse costituito da un grosso contenitore moderato inteso come una sorta di "grosse coalition", tanta manna per l'Italia a livello strategico ma che a livello pratico non vedo come attuazione del miracolo che tutti gli italiani attendono con ansia.
La mentalità italiana non è pronta al rischio, al cambiamento drastico tanto più se si parla di Padania, di macroregioni, di federalismo su modello svizzero. Gli italiani lo hanno dimostrato alle scorse elezioni amministrative che se fossero state colte in questo senso avrebbero testimoniato un maggiore interesse verso il movimento innovativo su linea europea della Lega.
Tuttavia, la fortuna della stessa Lega è di avere ad oggi un leader come Maroni che costituirà una leadership più concreta e progettuale, improntata su modelli federali come quello elvetico e che apporteranno benessere comune per l'Italia del nord, la stampella dell'Italia da sempre, e libertà per la Padania e per territori analoghi europei.
Il tutto da vedersi in un quadro di cambiamenti generali verso i quali occorre essere pronti ed elastici per coglierli nel migliore dei modi.
Roberta Bartolini

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