Egr. Dr. Mario Cervi,
La ringrazio per l'articolo su Il Giornale del 6 maggio che non può
che suscitare commenti. L'Italia non sarà un Paese del Terzo Mondo
fino a prova contraria ma lo può sempre diventare ad essere più che
pessimisti molto realistici. E comunque non lo è forse perché si trova
in un contesto europeo che può tradursi in oasi felice. Ma proprio
grazie al fatto di avere la fortuna di vivere in un'isola felix
lontani dalla povertà e dalla dittatura o dall'anarchia occorrerebbe
proteggere tale paradiso e tale fortuna comportandosi al meglio e
cercando di meritarci questo ben di Dio. L'Italia invece si sta
impoverendo sia economicamente che moralmente, i giovani anziché
emulare gli anziani e i sacrifici fatti pieni di valori dagli avi
imitano i comportamenti tribali appunto del terzo mondo, mostrano la
loro voglia di potenza e di forza non lottando ma simulando violenza
senza senso come se fossero gli attori di un film d'azione. Il ceto
medo sta scomparendo in favore dei sempre più ricchi che vivono nel
loro mondo dorato, inclusi i politici. Se abbiamo toccato il fondo mi
auguro che in qualche modo potremo rialzarci ma se non lo abbiamo
ancora toccato credo che sia più vicina la strada verso il Burkina
Faso che non quella verso i paradisi fiscali dove regna la pseudo
perfezione.
Tuttavia esisterà pure una via di mezzo?
Roberta Bartolini
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