Sono sempre più convinta che il rinnovamento della Lega 2.0 di Maroni debba essere identificato con il motto "Prima il Nord" e non con il nuovo simbolo scevro di nome di Bossi e di Alberto da Giussano, men che meno di "indipendenza della Padania", o con le decisioni assunte da Maroni - quale nuovo segretario della Lega - di sfoltire il movimento, le mosse, di eliminare il concorso di Miss Padania (a meno che non venga sovvenzionato da spese proprie) o elementi legati ad aspetti folcloristici. La Lega 2.0 punta alla sostanza e non alla forma, punta al futuro e non al passato, punta ad un miglioramento per non crogiolarsi dei risultati ottenuti in passato. E' una Lega che intende crescere, riconquistarsi in toto il suo elettorato e conquistarne di nuovo, magari quei moderati del Pdl stanchi della fragilità e della debolezza di quest'ultimo partito e desiderosi di identificarsi in un partito più vivo, concreto, vicino alle esigenze della gente e aderente al territorio, un partito dinamico fatto di passione e di amore per la propria gente benché questa gente sia per lo più "padana". Maroni con la sua nuova Lega - bando alle ciance delle sbianchettature e dei nuovi simboli che da sempre coronano la politica di tutti i partiti - parla e scrive a lettere cubitali che il suo partito si rivolge soprattutto al nord d'Italia, al settentrione, a quel settentrione che lavora, produce, porta ricchezza al nostro Paese e che di conseguenza deve essere salvaguardato e tutelato con tutte le forze, apertamente, alla luce del sole. Maroni traduce quello che Bossi ha sempre voluto esprimere: il suo amore per questo angolo di Italia che se viene ben difeso ne guadagna l'Italia intera. "Now, what I want is facts" sosteneva Dickens in "Hard Times". E' quello che Maroni sostiene con la sua Lega.
Roberta Bartolini
Nessun commento:
Posta un commento