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sabato 7 luglio 2012

Le blatte di Napoli: simbolo di mancanze all'italiana

Quest'estate la città di Napoli fa parlare di sé non tanto per il Vesuvio o per l'immondizia (problema questo non risolto del tutto ma forse in parte a dimostrazione di come applicando buona volontà qualcosa si smuove e si ottiene) ma per le blatte. Ebbene sì, ci mancavano anche le blatte a far soffrire la popolazione napoletana che ora teme malattie come il tifo. Questi animali  che fanno parte della famiglia degli scarafaggi pare provengano direttamente dalle isole Eolie portati a terra e precisamente nella città partenopea dalla chiatte che in periodo estivo lavorano molto a livello turistico. Il problema non si porrebbe se i tombini della città venissero ripuliti a dovere durante l'anno. Sì, perché le menzionate blatte si anniderebbero proprio nelle fognature. Qui si parla di regole, di gesti spontanei che dovrebbero essere gestiti nella maniera più ovvia da parte di una qualsiasi giunta comunale che si rispetti. Ordini del giorno da applicare, nel caso specifico, almeno una volta all'anno prima dell'arrivo della primavera. Caso analogo, non tanto per la presenza di blatte, ma per mancanze di responsabilità gestionali, avviene a Genova dove lo scoppio dell'alluvione tragica prima di Sestri Ponente e poi del rio Fereggiano pare sia stato attribuito soprattutto alla mancanza di pulizia dei greti dei fiumi. Una mancanza che pare non sia ancora stata colmata a tutt'oggi, nonostante il denaro sopraggiunto dalla Cee e nonostante il tempo oramai trascorso.
Quando non vi è la volontà, la determinazione e il sentimento di applicarsi anche in cose elementari non si risolve nulla.
 
Roberta Bartolini
 
 

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