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giovedì 7 giugno 2012

Ius soli vs ius sanguinis

Nell'attuale problematico contesto economico-sociale torna alla ribalta il tema dello "ius soli" contro lo "ius sanguinis", tema caldo da sempre e rovente solo in alcuni momenti, che caratterizza l'ambito del discorso immigrazione in Italia. In un altro Paese più civile e rispettoso non solo nei confronti dei suoi connazionali ma anche di qualunque straniero vi risieda questo tema sarebbe stato preso in dovuta considerazione una volta per tutte inserendolo nel contesto più ampio di una corretta politica di integrazione. Ma questo tipo di politica farebbe presupporre un alto criterio di serietà da parte di governi responsabili. In Italia purtroppo si deve riscontrare una volta di più superficialità e poco rigore nell'affrontare tale argomento. Durante il governo Berlusconi e soprattutto grazie allo strenue lavoro della Lega Nord con l'ex Ministro degli Interni Roberto Maroni era stato redatto un programma ben preciso in merito e addirittura si era giunti al raggiungimento dell'obbiettivo di inserire l'esame di lingua italiana per chi desiderasse presentare domanda di soggiorno nel nostro Paese. Mi domando se tali iniziative siano ancora in vigore o se siano state cancellate assieme al buon senso.
L'unico dato che fa ben sperare è costituito dal fatto che contro il governo nello specifico si stanno stagliando la maggior parte dei partiti politici, incluso il sindacato della Cgil. Lo stesso Fini parla di temi che non devono essere considerati "né di destra né di sinistra", ma che riguardano il "rispetto della dignità della persona e i valori che in quanto universali non possono essere oggetto di continua e quotidiana propaganda propria della campagna elettorale".
Parafrasando Fini, se tanto si pensa alla solidarietà e al benessere delle persone straniere che via via vorrebbero inserirsi nel nostro Paese, occorrerebbe una vera e propria sensibilità in fatto di integrazione. Al contrario si vorrebbe ristabilire un'estensione radicale della nazionalità degli stranieri pertanto sollevando nuovamente la questione  della cittadinanza facile agli immigrati.
Si potrebbe presupporre che l'intento del governo sia quello spostare l'attenzione dei cittadini dai propri fallimenti oppure che sia un modo ed una giustificazione al fatto di dare del lavoro alle tante neo elette giunte di sinistra e di sinistra radicale.
Il risultato è univoco: lasciare sempre più spazio agli immigrati senza salvaguardarli.
Prendiamo l'esempio di altri Paesi stranieri. La "conditio sine qua non" è quella per cui un italiano dimostri di essere sposato con un cittadino di quel Paese, di avere un lavoro oltre che un permesso di soggiorno perfettamente selezionato e legale e che sia residente nel detto Paese da un tot di tempo se non da anni. Questa è la regola di base alla quale a grandi linee potremmo essere soggiogati all'interno di un Paese europeo. Tuttavia l'Italia deve sempre distinguersi negativamente e tuttavia una volta ancora la UE dimostra di non saper o di non voler tutelare i suoi Paesi membri creando una politica similare per tutti.
Basterebbe utilizzare senso logico.
Roberta Bartolini

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