Mi è piaciuta la definizione data da Matteo Salvini, neo-segretario della Lega Lombarda, all'Expo Milano 2015: "il sarchiapone", una sorta di animale immaginario di cui tutti parlano ma che in realtà non si sa cosa rappresenti, di memoria televisiva.
Penso che la presenza di Salvini accanto a quella di Formigoni ai vertici politici della Lombardia siano necessarie e fondamentali per il futuro della regione più produttiva d'Italia e di Milano ridotta sempre più da capitale lussuosa a ghetto. Il tutto grazie al sindaco arancione (per non definirlo di sinistra radicale) Pisapia che ne ha inventata un'altra per attirare l'attenzione del Governo e forse per distogliere gli occhi e la mente di tutti dalla sua gestione effimera e dannosa di una città che dovrebbe essere la vera capitale amministrativa e lavorativa d'Italia. Avrebbe annunciato le proprie dimissioni da commissario straordinario di Expo 2015 probabilmente per richiamare sull'attenti il governo e le sua responsabilità in materia, come sostiene il Presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà.
Roberto Formigoni, governatore della regione Lombardia, non demonizza la scelta di Pisapia ma, come in tutti i casi in cui il target è troppo alto ed importante per troppi, anche lo stesso Formigoni rischia di tirare acqua al suo mulino sostenendo che la sua struttura di commissariato generale "sta lavorando a pieno ritmo per supplire alle carenze del Governo e per garantire la nostra parte di programma, che sono le infrastrutture, le grandi opere". Formigoni ha pronunciato la parola magica: infrastrutture.
Come sostiene Salvini, il concetto più importante è e deve essere costituito dalla sostanza, dal porsi obbiettivi importanti come quello di lavorare per Expo 24 ore su 24 senza perdere tempo e senza tornare sui propri passi dal momento in cui decisioni e accordi sono già stati presi. In palio vi sono temi fondamentali da trattare come quelli delle opere infrastrutturali, come i lavori dalla metropolitana alla Tem.
Expo 2015 per l'Italia e non solo per Milano deve essere uno scopo da raggiungere senza se e senza ma e non un j'accuse personalistico.
Roberta Bartolini

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