Nei confronti della popolazione terremotata dell'Emilia Romagna Il Giornale e la Redazione di Genova sono stati molto sensibili, ne è una riprova il fatto che hanno mandato più volte l'indicazione delle coordinate bancarie per permettere a chiunque di poter versare una somma, una donazione verso dei bisognosi. Un atto di generosità in un momento critico non è soltanto gradito ma doveroso e se questo diventa tempestivo e multilaterale tanto di guadagnato.
Infatti, vorrei sottolineare che oltre un'erogazione liberale, a favore degli emiliani sfrattati dalle proprie case e senza più nulla perché andato perduto tra le macerie è stato subito attivato l'aiuto concreto da parte della Lega Nord Emilia che, grazie al responsabile regionale Rainieri, ha messo a punto un container pieno di materiale di vario genere, dalle materie prime, ai generi alimentari di prima necessità, all'abbigliamento per i bambini.
Anche la regione Liguria può essere orgogliosa di aver partecipato a tale iniziativa benefica non soltanto grazie a bonifico bancario ma che attraverso una persona in particolare, una sorta di missionario che la Chiesa ha regalato a Genova: Don Valentino Porcile, che ho avuto la fortuna di incontrare proprio nella sua Parrocchia attuale, la Chiesa dell'Annunziata nel quartiere di Sturla.
L'ho incontrato proprio in occasione della vendita di parmigiano reggiano definito "terremotato" proveniente da un caseificio in provincia di Modena, uno dei tanti che ha dovuto temporaneamente sospendere la fornitura di prodotto a seguito dei danni subiti. Si tratta di prodotto assolutamente fresco e non andato a male, non stagionato e in confezioni sottovuoto da 1 kg. Pare che le offerte siano state moltissime tanto che lo stesso Don Valentino avrebbe nell'ultimo weekend subito un tentativo di furto nel suo studio, per fortuna non andato a segno.
Nonostante il negativo episodio il sorriso, il buonumore e la speranza a Don Valentino non mancano mai. Ne è un esempio il fatto che l'iniziativa benefica della vendita di formaggio non è la sola sortita da "Don Vale", come lo chiamavano confidenzialmente gli amici parrocchiani di Cornigliano dove il Don si è fatto conoscere nel più profondo del suo altruismo e della sua solidarietà non soltanto verso i concittadini ma anche verso i deboli, i disadattati, gli stranieri.
Come nel caso degli emiliani terremotati, per cui ha pensato anche ad aiuti a livello di abbigliamento e prodotti di genere vario portati direttamente in loco dallo stesso parroco decidendo di intervenire di persona proprio subito dopo la prima scossa - nell'ottica degli aiuti portati dagli "Angeli del fango" (che a Genova si erano distinti per aver aiutato concretamente la popolazione genovese colpita dall'alluvione del 2011), Don Valentino si è sempre prodigato per gli altri con generosità e sfida del rischio. A cominciare da facebook per terminare con incontri personali e diretti con la gente,
Don Porcile ha sempre aperto la sua porta a chiunque avesse bisogno. Prima lo faceva dalla sua casa di Cornigliano, ora lo sta facendo e in maniera esemplare, nella sua nuova dimora di Sturla dove sostituisce un parroco anziano andato in pensione dopo aver lasciato a malincuore i suoi cittadini di Cornigliano con cui è cresciuto aprendo il cuore a tutti - zingari e prostitute compresi. Anche a coloro che un giorno si sono permessi di aggredire anziani e di rapinare minorenni.
Tuttavia, Don Valentino non si dà per vinto per incontrare e conoscere ex novo un altro genere di popolazione genovese che sicuramente è alla pari di quella di Cornigliano che lo ha salutato con affetto chiedendo alla curia di farlo restare presso di loro attraverso innumerevoli petizioni. Lo stesso Don Valentino privilegia il bene comune e dei fedeli cercando di apportare la propria esperienza e conoscenza anche in una realtà a lui non conosciuta che lo ha accolto da subito con un forte senso di umanità. Si è visto sabato scorso presso la parrocchia dove si è avvertito nell'aria un bene particolare verso una persona, prima che verso un religioso.
Un religioso che prima di congedarsi dalla comunità di Sant'Andrea e Sant'Ambrogio a Cornigliano ha pronunciato le seguenti parole, che non meritano nessun commento perché si spiegano da sé, facendoci riflettere: "la cosa più bella per me, dopo aver comunicato il mio trasferimento, è stata la lettera che mi hanno scritto i ragazzi. Ci hai cresciuto mi hanno scritto. In effetti, sono cresciuti loro e sono cresciuto anche io grazie a questa comunità eterogenea, animata da italiani, genovesi ma anche del sud ed extra comunitari".
Roberta Bartolini

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