Bruxelles è la capitale europea, ma pare stia diventando anche la capitale della microcriminalità legata senza dubbio alla presenza massiccia di extra comunitari e soprattutto musulmani. Bruxelles per scelta è una città di caratteristica multirazziale e multiculturale, caratteristica che tuttavia non dovrebbe inficiare sulla salvaguardia di comportamenti etici e morali difesi, controllati sia per motivi democratici che di protezione verso i bruxellesi autoctoni e verso la presenza della UE. Al contrario, pare che tre criminali su cinque a Bruxelles non siano belgi e pare inoltre che la microcriminalità sia in crescita e la disoccupazione al 17,6%.
Si consideri che a Bruxelles esistono tre quartieri considerati molto pericolosi perché violenti e che non a caso sono popolati per la maggior parte da immigrati. Vediamoli nel dettaglio.
Schaeerbeek è un quartiere a nord non molto popoloso ma occupato per lo più da turchi, marocchini e africani.
Anderlecht è considerato il più pericoloso, ne è una spiegazione l'aumento degli assalti subiti dagli studenti della zona
St. Jean-Molenbeek, sempre a nord, è ad altissima concentrazione di musulmani.
I tre quartieri insieme sarebbero costituiti da 80.000 abitanti tra arabi e africani. In teoria questo sarebbe semplicemente un dato di fatto e non un lato negativo. Il problema oggettivo è costituito dal fatto che tali quartieri sono diventati nel tempo dei veri e propri ghetti dominati dalla paura da parte della polizia belga di addentrarvisi. Tali quartieri sono un simbolo del fallimento del modello multiculturale che Bruxelles vorrebbe rappresentare. E ciò induce timore non solo ai belgi ma anche agli europei la cui capitale di riferimento è appunto Bruxelles che peraltro, dal punto di vista geografico, risulta essere un enclave fiamminga.
Incoerenze e poco senso di responsabilità caratterizzano la capitale belga. Peccato, perché la città meriterebbe qualcosa di più tanta è la sua bellezza, tanto è il suo fascino, tanta è la sua ricchezza artistica.
Roberta Bartolini

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